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Le opzioni binarie e le tasse

Le opzioni binarie rappresentano una buona possibilità di guadagno, per chi sappia sfruttarne al meglio le potenzialità.
Naturalmente chi guadagna deve però sapere che occorre pagare le tasse sui proventi maturati, come del resto accadde per ogni attività di carattere finanziario. Pensare di non farlo può rivelarsi un pessimo affare, sotto tutti i punti di vista.
Opzioni binarie: quali sono le tasse che occorre pagare per essere in regola dal punto di vista legale?

La tassazione sui guadagni del forex

Si tratta di una domanda alla quale occorre dare una risposta, se non ci si vuole ritrovare in mezzo a pericolosi contenziosi con l’Agenzia delle Entrate.

Opzioni binarie e tasse nel 2016

La questione che lega opzioni binarie e tasse, va affrontata soprattutto alla luce della normativa vigente, anche in considerazione dei mutamenti occorsi negli ultimi anni in tal senso.
Va infatti ricordato che per molti anni i guadagni fatti sul forex sono stati esentasse, con la sola condizione che non fossero andati a superare la soglia dei 50mila euro (all’incirca 100 milioni di vecchie lire) e che i conti in valuta estera non fossero trattenuti per più di 7 giorni. Poi con il tempo sono arrivate modifiche tendenti a mettere la legislazione italiana al passo con quella europea, il cui primo passo è stato effettuato nel 2010.

Regime sostitutivo o dichiarativo?

Quando si parla di opzioni binarie e tasse, il primo step al proposito è quello rappresentato dal livello di tassazione esistente, che è attualmente attestato al 26%. In pratica chi guadagna con il trading online deve compilare il modello unico 2016, scegliendo in particolare tra due regimi fiscali ben diversi. Essi sono:

  1. regime sostitutivo;
  2. regime dichiarativo.

Nel primo caso, la dichiarazione avviene in via praticamente automatizzata. Ciò vuol dire che in ogni occasione in cui il trader riesca a realizzare una plusvalenza, è il broker a trattenere direttamente e poi versare l’imposta dovuta allo Stato. In tal modo il contribuente viene ad essere esentato da qualsiasi obbligo di natura fiscale essendo il broker ad assumersene l’onere, in qualità di sostituto d’imposta.
In caso di regime dichiarativo, sarà invece il trader ad assumere l’obbligo di provvedere al pagamento delle imposte dovute sulle eventuali plusvalenze fatte registrare nel corso dei suoi commerci. L’investitore è di conseguenza tenuto a specificare nel dettaglio l’ammontare dei proventi, mediante la presentazione della dichiarazione dei redditi, ovvero la stessa operazione che è prevista per il consueto versamento dei contributi.

Cosa è cambiato?

In pratica, dal 2010 l’Agenzia delle Entrate ha preteso che venissero pagate le imposte anche sui profitti derivanti dalle operazioni sul forex, indipendentemente dal volume dei profitti stessi e dal tempo per il quale è stata detenuta valuta estera. La ratio che ha ispirato questa decisione è l’affermazione che i guadagni in questione siano da equiparare a quelli sui derivati, con un passaggio logico abbastanza prevedibile. Nel frattempo è però cambiato il livello di tassazione, inizialmente fissato a quota 20% e poi alzato al 26% dal governo Renzi.

Come si comportano i broker?

E’ a questo punto importante osservare come la maggior parte dei forex broker di qualità abbia deciso di non fungere da sostituti di imposta. Una scelta che è anche la diretta conseguenza del fatto che molti utenti guardano con sospetto chi si assuma questo compito, pensando a commistioni pericolose, in ordine alla detenzione dei loro soldi da parte della piattaforma. Ciò significa che per pagare le tasse occorre inserire la somma dei guadagni nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi. Va peraltro sottolineato come in effetti tutti i broker, anche quelli che non sono sostituti di imposta, forniscono da parte loro il più ampio supporto necessario per il calcolo, in modo che l’utente non abbia eccessive complicazioni.

Conviene comunque pagare le tasse sul forex

Senza scendere sul piano etico, va comunque ricordato che pagare le tasse sui guadagni del forex sia comunque una scelta conveniente. Se infatti è vero che l’Agenzia delle Entrate non ha alcun modo diretto per poter appurare le cifre effettivamente guadagnate nel corso delle operazioni intraprese sul mercato binario, soprattutto se il commercio va bene, si possono guadagnare cifre consistenti. Denaro liquido che deve essere opportunamente reinvestito e che quindi andrà comunque giustificato, nella sua provenienza. Meglio farlo preventivamente che ritrovarsi poi sotto la perenne lente di ingrandimento degli ispettori fiscali.

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