Home > Guida > Strategie opzioni binarie: dati macroeconomici

Strategie opzioni binarie: dati macroeconomici

Investire nel trading online e nelle opzioni binarie comporta un lungo lavoro preparatorio, nel corso del quale occorre porre le basi per poter affrontare i mercati con la necessaria preparazione. In questo quadro un ruolo molto importante è rivestito dalle strategie che occorre mettere in campo per non correre il rischio di veder rapidamente eroso il proprio capitale alla prima difficoltà.

Dati macroeconomici

Tra le strategie per opzioni binarie, vanno considerati anche i dati macroeconomici, dalla cui analisi si può dedurre il formarsi, il rafforzarsi o l’indebolirsi di un trend, mettendo quindi in campo le necessarie contromisure.

Cosa sono i dati macroeconomici

I dati macroeconomici sono indicatori che vanno a misurare alcuni fra i parametri più rilevanti di una nazione, come ad esempio l’indice di disoccupazione, il Prodotto Interno Lordo (PIL) o l’inflazione.
La macroeconomia rappresenta un tema di studio estremamente complesso in quanto i diversi fattori presi in esame sono in grado di influenzare una serie di dati, spesso basati su aspettative di crescita o di produzione futura che non vengono utilizzati soltanto per fare trading, ma anche soppesati dai governi nazionali per prendere importanti decisioni di politica economica. Ad esempio, la Legge di Stabilità rilasciata dal Parlamento italiano, fonda i suoi provvedimenti sulla crescita del PIL e quindi sul livello delle tasse su cui deve basarsi il complesso delle spese statali.
Proprio per questo motivo, alla pubblicazione di un dato macroeconomico può fare riscontro sul mercato una situazioni di elevata volatilità.

Come vanno letti i dati macroeconomici

Come vengono letti, e quindi recepiti dal mercato i dati macroeconomici? L’uscita dei dati macroeconomici provoca spesso movimenti abbastanza marcati, a dimostrazione del fatto che gli operatori sono pronti a spostare i propri investimenti da un asset all’altro, proprio sulla base di quelle che sono le notizie pervenute, sulla base della loro personale interpretazione.
Quello che va rimarcato, infatti, è che se la notizia, il dato, è univoca, diversi sono i modi di interpretarla. Tanto che a volte il mercato sembra avere reazioni in controtendenza rispetto a quelle che ci dovrebbe aspettare sulla natura del dato comunicato. Ad esempio quando arrivano i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti, considerati uno degli indici più probanti sulla situazione reale del Paese, si dovrebbero verificare due orientamenti:
1) ove il numero dei disoccupati fosse in calo dovrebbe verificarsi un rialzo dei mercati;
2) nel caso di un aumento dei senza lavoro il mercato dovrebbe flettere anche in maniera sensibile.
Non sempre è così e, anzi, spesso ad un calo dei disoccupati corrisponde una flessione degli indici azionari e dei mercati in genere. Perché succede questo? Ad esempio perché il calo dei disoccupati avviene molto più lentamente di quanto previsto dagli analisti, confermando quindi un periodo non positivo dell’economia il quale consiglia la prudenza da parte degli investitori.

Il dato va valutato

Quanto detto ci riporta alla constatazione di partenza; il dato per quanto crudo, può essere oggetto di diverse valutazioni. Sempre nel caso dell’arrivo degli indici di disoccupazione, uno dei dati macroeconomici decisivi per capire lo stato di salute di un Paese, essi possono provocare due reazioni
2) gli investitori giudicano negativamente il fatto che ci siano tante persone senza lavoro, che quindi non possono più consumare come prima, incidendo negativamente sulla formazione del PIL, orientamento in grado di trascinare al ribasso i mercati;
2) gli investitori giudicano positivamente il dimagrire degli organici delle società, in cui proprio la forza lavoro rappresenta la voce di spesa più consistente. Una contrazione della forza lavoro può in effetti comportare una maggiore produttività di quelli rimasti e un aumento dei profitti. Questo orientamento è iniziato nel corso degli anni ’80, quando la borsa ha iniziato a premiare le azioni della aziende che licenziavano di più.

L’importanza dei Big Player

Il processo può essere facilmente applicato a tutti i dati macroeconomici e comporta conseguenze di vasto raggio per i mercati. In pratica ogni notizia può essere valutata in maniera contraria a quanto ci si potrebbe aspettare e questo per il semplice fatto che a determinare l’andamento dei mercati sono dei soggetti ben precisi, i cosiddetti Big Player. Con questa denominazione si indicano i soggetti che hanno la forza economica di muovere i mercati nel senso voluto. Un report del 2011, ad esempio, indicava in cinque soggetti i grandi attori in grado di farlo:
1) JP Morgan
2) Bank of America
3) Goldman Sachs
4) Morgan Stanley
5) Citibank
Tutte e cinque sono banche. Forse questo aiuterà a capire perché proprio le banche siano indicate come un reale pericolo per l’economia reale.

Articoli interessanti

Top